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Più di quaranta punti di scarto: il boccone avvelenato tocca al centrosinistra, che a Reggio Calabria ha assistito al trionfo del sindaco uscente di An, Giuseppe Scopelliti, confermato al primo turno con quasi il 70% a un decimo delle sezioni scrutinate. Il candidato dell’Unione, Edoardo Lamberti Castronovo, si deve accontentare del 27%, mentre gli altri tre candidati raccolgono solo briciole.
La vittoria di Scopelliti, nella città che ha fatto registrare l’affluenza più alta d’Italia (81,9%) tra i Comuni interessati alla consultazione amministrativa, era nell’aria, sebbene le proporzioni della vittoria siano state più schiaccianti del previsto. Per il 40enne Scopelliti, cresciuto nell’Msi con un passato da presidente del Consiglio regionale e due anni da assessore regionale al Lavoro, una carriera in Alleanza nazionale e una forte amicizia con il presidente di An Gianfranco Fini, è un successo personale, prima ancora che delle 21 liste che lo hanno appoggiato. Giovane promessa del basket, Scopelliti è uno dei giovani cresciuto nel mito degli anni ’70, quando la città urlava «Boia chi molla» alla polizia, in mezzo ai carriarmati e alle molotov. Scopelliti ha scelto di restare, anche per fermare l’emorragia di generazioni di reggini in cerca di fortuna e schiacciati dal miraggio della ’ndrangheta.
Per chi ha è rimasto i cinque anni di amministrazione sono stati una sfida, stravinta con un cocktail di fortuna e azzardo. Come il dissalatore, che ha ridato l’acqua potabile a mezza città, la raffica di iniziative culturali (come il festival del Cinema) e alcune bizzarre scelte di «marketing». Come quando lo scorso settembre, durante la Notte Bianca, Scopelliti è riuscito a portare in città decine di «vip», dai cavalli di razza della scuderia di Lele Mora (da Costantino Vitagliano alle Meteorine, da Nina Moric a Daniele Interrante) al toro loco Piero Pelù. E a farli scorrazzare tutta la notte sulla via principale del centro. Sul successo di Scopelliti ha anche «pesato» la salvezza della Reggina, rimasta in serie A nonostante gli 11 punti di penalizzazione, e i trecento posti di lavoro finanziati dal Decreto Reggio, nei mesi scorsi al centro di una delle puntate di W l’Italia, il programma di Riccardo Iacona andato in onda su Raitre. Politica e lavoro. Un binomio che in riva allo Stretto, dove la percentuale di disoccupazione giovanile sfiora il 75%, nell’urna fa la differenza.
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